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// Storie d'innovazione

Ritratto di famiglia, da padre in figlio guardando al futuro

Imprenditori / Ricercatori / Startupper / Stories

Intervista di Valentina De Grazia, pubblicata su #RestartCalabria n. 5 – Maggio 2014
Il made in Italy è quasi esclusivamente un affare di famiglia. Il sistema imprenditoriale italiano, infatti, poggia sulle aziende familiari che sembrano aver risposto meglio ai primi segnali di ripresa, registrando una crescita del 7%, superiore all’insieme degli altri tipi di aziende.

Secondo l’Osservatorio AUB 2013, sulle imprese familiari, la sfida che oggi queste imprese devono affrontare riguarda il ricambio generazionale. Le aziende familiari italiane, infatti, appaiono ancora piuttosto resistenti al “cambio di guida”, mentre i dati confermano come i leader giovani conseguano risultati superiori alla media, sia in termini di crescita che di redditività. Il ricambio generazionale rappresenta quindi un reale motore per la ripresa e forse addirittura una speranza affinché possa avvenire realmente.
r6_1 Probabilmente è proprio in virtù della capacità di gestire la fase del passaggio di testimone da padre in figlio che l’azienda Cimino & Ioppoli di Crotone continua a crescere, guardando al futuro, come da tradizione. Partita come un’azienda di artigianato alimentare, oggi la Cimino & Ioppoli è un’industria casearia che vende i propri prodotti in tutta Italia, grazie anche a clienti della grande distribuzione come Esselunga. Un’impresa dinamica che ha sperimentato in circa trent’anni un importante percorso di crescita. Ci racconta com’è andata Antonio Cimino, giovane manager da poco alla guida della società.

Come è nata la sua azienda e quali sono stati i momenti più importanti?  
Mio nonno è stato uno dei pionieri di questo prodotto in Calabria, la sua attività nel settore caseario risale agli anni ’50. Come industria vera e propria, invece, siamo nati circa trenta anni fa. Quando siamo partiti insieme al nostro socio, la famiglia Ioppoli, siamo andati a cercare i nostri clienti al nord Italia: un lavoro intenso che ci ha permesso di aprirci e di confrontarci con mercati diversi e più ampi. Per incontrare i gusti e gli usi dei nuovi clienti abbiamo, infatti, dovuto migliorare i servizi e creare nuovi prodotti, come scamorza, mozzarella per pizza, provole più piccole. Quando poi siamo entrati in Esselunga, abbiamo avuto un’evoluzione importante che ci ha consentito di conquistare anche altri clienti e di affermarci come un’azienda di carattere nazionale. Sono aumentati il fatturato e i dipendenti. Però c’è sempre un rapporto più familiare che manageriale. Insomma, la nostra famiglia si è allargata…

Siete un’azienda familiare con una forte spinta al cambiamento. Che rapporto avete con l’innovazione?
La nostra è un’impresa naturalmente portata all’innovazione. Per nostra cultura, infatti, nei cambi generazionali non abbiamo mai avuto resistenze dalle precedenti gestioni, anzi utilizziamo la “successione” per specializzare di più il management: oggi mio padre si occupa esclusivamente dei fornitori.r6_2 Da noi c’è sempre stata una mentalità aperta al futuro e al cambio di guida non traumatico, ma naturale. Da mio nonno a mio padre e adesso da mio padre a me. La stessa cosa è successa al mio socio con suo padre. Una rarità per le aziende familiari. Mio padre ha vissuto il mercato degli anni ’80, che era completamente diverso: i cambiamenti erano più lenti.  Oggi, invece, dobbiamo inventarci altre cose, è necessario migliorare continuamente i prodotti, ci sono nuove esigenze. E la nuova generazione è quella più indicata per affrontarle, apporta sempre un’impronta innovativa. Per noi fare ricerca e sviluppo non vuol dire generare costi, ma investire sul futuro.

A proposito di ricerca, quali sono state le vostre più recenti evoluzioni?
Abbiamo realizzato in collaborazione con il professor Poiana, dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, una vasca per la salamoia delle provole che, in base alla velocità di getto dell’acqua dagli ugelli, sala i prodotti. La macchina viene facilmente tarata sul tipo di formaggio che si sta realizzando in quel momento. Questo serve a garantire la continuità del ciclo produttivo. Con lo stesso obiettivo stiamo sviluppando un nuovo progetto con CalabriaInnova per ottimizzare la fase di incordatura delle provole. Questa lavorazione viene oggi eseguita a mano, richiedendo una forza lavoro molto consistente. Per industrializzare e velocizzare questa fase ci siamo rivolti prima all’Università della Calabria e poi siamo andati alla ricerca di grandi aziende di produzione casearia fuori regione, per verificare se qualcosa di già esistente si poteva riadattare al nostro impianto. Ma il nostro è un prodotto tipico, quindi nessuna macchina in uso in altri contesti poteva funzionare, sia per la differente pezzatura, sia per la consistenza della pasta. Ora con CalabriaInnova stiamo realizzando una macchina ad hoc per i nostri prodotti che ci consentirà di ottimizzare il processo di produzione.

Come siete entrati in contatto con CalabriaInnova e che vantaggi vi aspettate dal progetto di innovazione che state portando avanti?
Generalmente noi non partecipiamo ai bandi, abbiamo sempre fatto ricerca investendo parte degli utili. Ma, in periodi come questo, se non ci fosse stato uno strumento di sostegno come Attiva l’Innovazione, sarebbe stato più difficile. Avevo sentito parlare di CalabriaInnova, ma non avevo approfondito la conoscenza. Abbiamo intrapreso il rapporto grazie alla prima telefonata di contatto. r6_3Poi tutto è andato speditamente, c’è stata da subito una grande intesa. La cosa più apprezzabile del metodo di lavoro di CalabriaInnova è la disponibilità a venire da noi e a visitare gli impianti. La vicinanza all’azienda durante l’assistenza è necessaria per poter inquadrare il problema e le eventuali soluzioni: i broker tecnologici ci hanno seguiti costantemente. Grazie al progetto che stiamo realizzando potremo automatizzare tutto il processo, così si potranno spingere le macchine al massimo e aumentare la quantità giornaliera di produzione. Se tutto andrà bene il personale al momento impegnato in quella fase sarà trasferito al confezionamento, dove prevediamo un incremento del fabbisogno. Infine, credo che la sensibilizzazione del territorio all’innovazione che CalabriaInnova sta portando avanti sia importantissima. Investire in innovazione e ricerca deve diventare una tendenza più diffusa nella cultura imprenditoriale calabrese.

Come vede il futuro della sua azienda?
Che domanda, vogliamo diventare la Galbani! (ride) Puntiamo a crescere sempre di più, a conquistare nuovi mercati: adesso guardiamo all’Europa.

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