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Dal drone pastore a quello contadino: un trend in crescita per Paolo Mirabelli

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Intervista di Alessia Salamone, pubblicata su #RestartCalabria n. 11 – Ottobre 2015
Sono sempre più diffusi nei nostri cieli. Sembrano giocattoli ma non sono per bambini. Nascono come i gadget più intriganti dell’ultimo millennio. Sono i droni, dispositivi volanti oramai impiegati in molteplici applicazioni: dagli usi civili, fino agli impieghi militari.

Uno dei primi a guidare questi aggeggi nei cieli calabresi è stato Paolo Mirabelli, giovane maker cosentino founder di Graphidea, anche pioniere in Calabria della stampa 3d. Nel 2014 Mirabelli, CEO di Droni Lab, partecipa alla Start Cup Calabria con il progetto Social Drone, startup che sfrutta la tecnologia dei droni per condividere la connettività (3G, LTE, Ponte Radio, Satellite) alla rete sempre e ovunque. Il servizio ha una doppia finalità: sociale per le attività di soccorso durante eventi catastrofici (frane, esondazioni, terremoti, calamità naturali in genere) e social per la condivisione di banda veloce in zone desertiche o per intranet di dati sensibili.
Il progetto punta da un lato al mercato delle telecomunicazioni, quando è necessaria la condivisione in intranet di dati sensibili o la copertura a medio termine di aree non fornite di banda larga, dall’altro alla Pubblica Amministrazione e alla Protezione Civile per il controllo del territorio (deforestazione, inquinamento, lotta alla
delinquenza). Lo incontriamo per approfondire gli sviluppi della sua idea e conoscere gli scenari futuri di utilizzo dei droni.

Come funziona tecnicamente Social Drone?
foto 2Social Drone è un drone (che può essere sia multirotore, sia dirigibile), vincolato a terra tramite un cavo conduttore attraverso il quale si alimenta il sistema e si scambiano i dati, condividendo connessione via WIFI durante eventi catastrofici, come le alluvioni, le frane, ecc. Questo consente di connettere i soccorritori con gli
aventi bisogno di soccorso.

A che punto siete, avete ricevuto qualche riconoscimento?
All’indomani della partecipazione alla Start Cup Calabria 2014 abbiamo iniziato a muovere i primi passi. Dopo qualche mese il mio team è arrivato in finale a SMAU Calabria e, successivamente, il progetto è stato selezionato al GEC 2015, il Global Entrepreneurship Congress tra le startup partecipanti.
Attualmente c’è molto interesse verso i droni: a tuo parere esiste un vero business? Quali sono i maggiori ambiti d’applicazione di questa tecnologia?
Si, è un trend in crescita. Esistono diversi ambiti d’applicazione: in primis l’agricoltura di precisione. Gli impieghi comunque sono i più disparati. Si passa dai settori hi-tech come la sicurezza o i controlli di condotte, a quelli health, per la salute pubblica. Di recente, insieme ad altri attori stiamo sviluppando un servizio di trasporto medicinali salvavita in sud Europa. Inoltre, non vanno trascurati altri settori di applicazione come: la lotta all’abusivismo edilizio, al bracconaggio, al contrabbando e il monitoraggio ambientale e dei rifiuti, il giornalismo sportivo e generalista, la promozione turistica, l’archeologia, il settore dei trasporti e i sopralluoghi per incidenti stradali, la sorveglianza, il drone-pastore e tanti altri.

Soffermiamoci sul settore agroalimentare: quali novità introduce l’utilizzo dei droni? E quali potrebbero essere i vantaggi per le aziende?
foto 1I vantaggi sono enormi. Un “drone contadino” è capace di svolgere attività di monitoraggio dei campi, spargimento di concimi e fitofarmaci. Riesce a trattare da una singola pianta fino a 10 ettari di terreno all’ora. Oltre alla distribuzione del concime, è in grado di controllare la maturazione della frutta e il bisogno di acqua di ogni pianta. In Cina lo scorso anno è stato impiegato nelle risaie un numero di droni superiore ai trattori. I droni per l’agricoltura sono ormai una realtà in alcuni Paesi e solo da poco si stanno affacciando anche in Italia, ad esempio in Toscana, come supporto per la coltivazione delle viti. Si tratta di un’agricoltura definita “chirurgica”, che permette di diversificare il trattamento da effettuare anche su piccolissime aree, come il riconoscere le porzioni di filari che necessitano di più acqua oppure di concimazione o trattamenti particolari. I punti di forza? Semplicità e abbattimento dei costi per le medesime operazioni.

Come si conciliano privacy, sicurezza e uso dei droni?
foto 3Le eventuali implicazioni con la privacy attraverso l’uso dei droni non sono sfuggite all’ENAC, l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile, che all’art. 22 del Regolamento ha stabilito, ai fini del rilascio dell’autorizzazione, l’obbligo di specificare eventuali profili di criticità relativi al trattamento di dati personali.
In buona sostanza, per considerare illecita una ripresa all’esterno bisogna verificare se “per conseguire la captazione siano stati adottati accorgimenti volti a superare” quelle barriere che altrimenti impedirebbero la visione. Viceversa, quando le riprese avvengono in luoghi visibili da tutti senza che ricorrano tentativi di superare o rimuovere ostacoli, le persone inquadrate nelle riprese possono essere considerate parte integrante del paesaggio ripreso, in quanto “necessariamente” consapevoli della loro esposizione.

Rumors dicono che sarai protagonista del prossimo Maker Faire, la tre giorni dedicata al mondo dell’artigianato tecnologico, in programma a Roma il 16, 17 e 18 ottobre…
Sì, è vero. Mi ha invitato Riccardo Luna, organizzatore di Maker Faire e di Asset Camera. Io gestirò l’House of Drones: una “voliera” che ho ideato proprio per Maker Faire. In questi giorni, insieme al mio media partner Tom’s Hardware, sto programmando cosa succederà nella House of Drones: ci saranno tornei, “guerra fra droni” e prove dei piccoli velivoli, oltre a dimostrazioni che faranno provare l’ebbrezza del volo in realtà virtuale attraverso degli
occhiali particolari che rimandano ciò che inquadra la telecamera del drone.
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