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// Storie d'innovazione

Artigianato industriale: una scommessa tra innovazione e tradizione

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Intervista di Valentina De Grazia, pubblicata su #RestartCalabria n.3 – Dicembre 2013
Ceramica, legno, ferro, seta, ginestra, metalli preziosi, prodotti della terra: le produzioni artigianali in Calabria sono una traccia della cultura e della storia regionale. L’universo simbolico calabrese ha trasferito sulle lavorazioni artigianali elementi di riconoscimento inconfondibili. Proprio per questi elementi distintivi e originali, l’artigianato calabrese è un settore dal grande potenziale, soprattutto se si considera l’attuale richiesta di autenticità che proviene dai consumatori a livello internazionale.

Ma che spazio economico può avere oggi l’artigianato? Secondo Marco Bettiol, esperto di artigianato industriale e ricercatore di economia e gestione delle imprese presso l’Università di Padova, “gli artigiani non sono figure residuali della
r3_1modernità ma, nel caso del made in Italy, partecipano a pieno titolo a un percorso allargato di ricerca e sviluppo che mette insieme conoscenze scientifiche (brevetti, tecnologie, processi industriali) con conoscenze tacite provenienti da pratiche artigianali antiche. Anzi è proprio nell’incontro tra creatività simbolica e creatività manuale che si apre oggi lo spazio per percorsi originali di innovazione”.
Una strada non facile da percorrere perché prevede l’individuazione della giusta sintesi tra tradizione e innovazione.
Ed è proprio su questa strada che incontriamo Vincenzo Caruso, impegnato nella ricerca di un percorso creativo che porti l’impresa di famiglia, Palermo Ferro Battuto, verso una produzione artigianale innovativa. L’azienda di Francavilla Angitola, in provincia di Vibo Valentia, produce da 25 anni cancelli, recinzioni, ringhiere, inferriate e complementi d’arredo in ferro battuto, secondo tradizione.

Quando è nata la sua azienda e qual è il cammino finora percorso?
Abbiamo iniziato nel 1982 nel settore dei serramenti. La vendita di infissi andava bene, ma avevamo problemi con i fornitori che non riuscivano a stare al passo con la richiesta. Per questo abbiamo deciso di realizzare un laboratorio artigianale interno. Poi al settore dei serramenti, troppo saturo, abbiamo aggiunto quello del ferro battuto: acquistavamo i semilavorati che venivano assemblati in prodotti finiti. Nel 1994 abbiamo avviato la produzione di ferro battuto ornamentale, investendo in nuovi macchinari e nella formazione delle giovani maestranze. Oggi, con 13 dipendenti e un fatturato di circa 1 milione e 400 mila euro, produciamo dai semilavorati al prodotto finito. Realizziamo lavorazioni classiche, ma stiamo cercando di differenziarci nel mercato dei competitor, innovando il design del prodotto. La nostra missione è fare un artigianato industrializzato, che resti però fedele alla qualità del fatto a mano.

Come si concilia la propensione all’innovazione con il sapere tradizionale?
In settori come il nostro non è facile assimilare la cultura dell’innovazione, perché l’artigianato si fonda sulla cultura della conservazione della tradizione. Nel nostro campo, infatti, il valore di un maestro artigiano è sempre stato rappresentato dalla capacità di realizzare prodotti conformi il più possibile alla tradizione. La sfida è coniugare artigianato e innovazione senza perdere l’identità acquisita. Non vedo altre strade se non questa. Cinquanta anni fa l’industrializzazione ha fatto abbassare notevolmente i costi, facendo dell’artigianato un settore poco competitivo. Ora con l’ingresso di nuovi player come la Cina, la produzione è fortemente massificata. Il prodotto ha perso il suo valore, l’unico fattore discriminante rimane il prezzo. Nella nostra azienda, invece, realizziamo prodotti che ripropongono una tradizione tutta proiettata all’innovazione e al cambiamento. Nessun culto dell’artigianato nostalgico, ma la consapevolezza che il valore di un prodotto di qualità ha bisogno di fondarsi su competenze uniche.

Crisi e innovazione: qual è la sua ricetta?
Al momento il nostro mercato è regionale, ma vogliamo raggiungere quello nazionale attraverso un catalogo nuovo, fatto di prodotti innovativi in cui l’estro e la manualità dell’artigiano si r3_2uniscono alla creatività dei designer. Nella crisi la battaglia sul prezzo è diventata più aspra: una spirale che costringe le aziende a chiudere. L’unica possibilità, secondo me, è aggiungere valore ai propri prodotti. Prodotti unici o in piccola serie. Prodotti di artigianato realizzati con l’ausilio delle macchine, che sappiano comunicare emozioni ai propri clienti grazie alle peculiarità delle produzioni artigianali di qualità. Nel 2012, proprio per acquisire nuove idee e ricevere stimoli per rinnovare la nostra tradizione abbiamo lanciato, in colla¬borazione con il dipartimento di meccanica dell’Università della Calabria, Ferri Rari Design Competition, un concorso di idee per progetti originali e innovativi di cancelli in ferro battuto rivolto ai giovani designer. Collaboriamo anche con la CCIAA di Vibo Valentia: siamo riusciti a far approvare un bando interno per selezionare designer da inserire nelle imprese della provincia.

Come ha incontrato CalabriaInnova e che tipo di intervento sta portando avanti?
Sapevo della nascita di CalabriaInnova e credo in questo progetto. Mi piace il fatto che ci sia un unico interlocutore in materia di trasferimento tecnologico. Ho potuto avere accesso a informazioni difficili da reperire per migliorare i nostri processi produttivi. Inoltre, con CalabriaInnova stiamo ricercando un materiale o un trattamento superficiale innovativo in grado di sostituire la fase di galvanizzazione, ovvero la zincatura a caldo che riduce il processo di corrosione del ferro battuto. Questa fase infatti è attualmente esternalizzata, mentre l’utilizzo di una vernice nanotecnologica, ad esempio, che può essere applicata tramite verniciatura a spruzzo, consentirebbe di realizzare il trattamento anticorrosivo all’interno dell’azienda. Inoltre avrebbe un elevato impatto estetico. Ne otterrei un notevole vantaggio competitivo: caratteristiche di prodotto elevate e abbattimento di tempi e costi di produzione. Infine, stiamo elaborando, in partnership con il Dipartimento di Meccanica dell’Università della Calabria, un progetto per lo sviluppo di nuovi prototipi di prodotto da impiegare nel mondo delle lavorazioni artistiche e artigianali del ferro battuto.

Quali sfide deve affrontare la Calabria per essere competitiva?
Già da studente mi sono trasferito dall’Università di Milano a quella di Cosenza perché ritenevo che spendere le proprie energie sul territorio fosse fondamentale, anche se gli sforzi profusi non sempre sono ripagati. In Calabria bisogna collaborare di più e fare rete tra le imprese. Se non si fa squadra non si può vincere la battaglia della competitività globale. Poi andrebbe favorito l’impiego nelle imprese locali delle competenze specialistiche uscite dalle nostre università. Sogno il rientro dei cervelli in Calabria.

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